salita_vetta
Cito, da un bellissimo libro di Matteo Rampin, una riflessione che trovo estremamente corretta e decisamente illuminante sul senso di ciò che facciamo quotidianamente nella nostra vita, sui percorsi che seguiamo, e sulla necessità di esserne consapevoli:

Generalmente le persone pensano poco allo scopo ultimo delle cose che fanno. In questo modo gli esseri umani, probabilmente, allontanano da sé il pensiero della fine della loro esistenza e l’ipotesi che essa non abbia alcun senso. Questo modesto beneficio non è però sufficiente a bilanciare i danni che derivano dall’avere una visione poco strategica della propria vita: chi non sa dove sta andando, finisce con il fare scelte dettate dall’impulso del momento, o con il non fare alcuna scelta.
Per alcuni, questo è l’unico modo per fronteggiare il caso e il mistero.
Tuttavia è proprio la precarietà dell’esistenza che rende necessario l’essere consapevoli di quale sia la meta; naturalmente sta a ciascuno di noi scegliersela: ma è solo dopo averlo fatto che si può articolare ogni singola decisione all’interno di un percorso sensato.
Questo vale nei conflitti, nei quali ogni mossa acquista un senso solo all’interno dell’ampio quadro generale, ma vale anche e soprattutto nella lotta con l’avversario più difficile: noi stessi.