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Trascrivo qui di seguito il brano tratto da L’Idiota di Dostoevskij: un’impietosa analisi del genere umano realistica e disincantata. Non occorrono altre parole. Basta leggerla e pensare.

Non c’è nulla di più increscioso che essere, per esempio, ricco, di buona famiglia, di aspetto avvenente, colto, intelligente, buono perfino, ed essere nondimeno senza alcuna speciale attitudine, non possedere nessuna idea propria, nessuna bizzarria particolare se non altro; essere insomma disperatamente “come tutti”… Gente simile è numerosissima al mondo, molto più numerosa di quanto si creda. Si divide, come in generale tutto il genere umano, in due gruppi: gente limitata e gente con una certa intelligenza. I primi sono i più fortunati. A una persona “comune” scarsamente intelligente riesce facilissimo immaginarsi di essere poco comune e originale, e godersi la propria opinione senza la minima esitazione. A uno, basta notare nel proprio cuore la minima particella di un sentimento umano e universale per convincersi subito che nessuno sente come lui, e che è un pioniere del progresso mondiale. Basta ad un altro accettare in buona fede un’idea altrui, oppure leggere una paginetta di chicchessia, senza capo né coda, per immaginarsi subito che quelli letti e ascoltati siano pensieri suoi propri, nati nella sua mente.

Ma esiste una seconda categoria molto più disgraziata, di uomini comuni, quella dei “più intelligenti”. La disgrazia di questi uomini consiste nel fatto che conservano in cuor loro, pur figurandosi a momenti (e forse anche per tutta la vita) di essere uomini geniali e originali, un eterno tarlo del dubbio, che spinge talvolta quegli uomini intelligenti alla disperazione completa; se anche un giorno si rassegnano, rimangono per tutta la vita avvelenati dalla vanità repressa… “Ecco in che modo ho sciupato la mia vita! Ecco ciò che mi ha legato braccia e gambe e mi ha impedito di fare la scoperta della polvere da sparo! Senza questo avrei certo scoperto la polvere da sparo o l’America; non posso dire con precisione che cosa, ma son convinto che qualche scoperta l’avrei fatta! Il tratto più caratteristico di questi signori è che, infatti, in tutta la loro vita, non riescono a sapere con precisione che cosa dovrebbero scoprire né quello che sono sempre sul punto di scoprire: la polvere o l’America? Ma la sofferenza in cui li prostra l’angosciosa attesa di questa scoperta sarebbe bastata al destino di un Colombo o di un Galileo. (Fedor Dostoevskij – L’Idiota)

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