Pensatore-Rodin

Parafrasando Edward De Bono, per comprendere il pensiero dovremmo ripensarlo. L’inventore del neologismo “pensiero laterale” (definizione ormai entrata nel lessico comune) ha infatti condotto molteplici studi sulle potenzialità del pensiero. L’analisi di base di base, vede la distinzione netta tra pensiero reattivo e pensiero operativo, una distinzione solo apparentemente banale e di facile comprensione, fino a quando non la estendiamo alla vita aziendale.
E’ infatti patrimonio della nostra esperienza, e quindi intuitivo, comprendere che il pensiero reattivo ci permette di condurre la nostra vita quotidiana senza ponderare ogni tipo di azione ma eseguendo i nostri compiti grazie ad automatismi del pensiero (camminare, mangiare, guidare la macchina ecc.), così come il far intervenire il pensiero operativo (ovvero che opera) nel momento in cui si presenta la necessità di elaborare soluzioni o anche solo decidere che cosa fare o darci obiettivi (mettersi a dieta piuttosto che mangiare, decidere di raggiungere un luogo al posto del semplice guidare ecc.).

Se ripensiamo al nostro modo di pensare, ci rendiamo conto che spesso il pensiero reattivo è imperante su quello operativo e che siamo guidati dall’abitudine piuttosto che dalla capacità di mettere in discussione ciò in cui crediamo e le nostre abitudini per fissare nuovi obiettivi e raggiungere nuovi traguardi. La vita in azienda non sfugge a questa stessa logica.
Sebbene si tratti di un’abilità fondamentale, spesso gli imprenditori e i manager sono incapaci di affiancare pensiero reattivo e pensiero operativo facendoli lavorare insieme: piuttosto che ripensare alla mappa, preferiscono costruire il percorso quotidiano partendo dall’analisi puntuale del territorio e reagire alle difficoltà e alle opportunità con un approccio tattico più che strategico.

Come invertire questa tendenza diffusa? Nello stesso modo con il quale si rimuovono le abitudini. Ovvero sostituendole con altre abitudini migliori. Costringerci a pensare in modo operativo (anche nella vita quotidiana, non solo in ufficio), allena la capacità della nostra mente di gestire le due modalità in maniera non conflittuale e, soprattutto, ci costringe ad avere una “visione allargata” della realtà.

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