cavalieremortediavoloUn libro potente, spietato, feroce e scritto divinamente. Asciutto come può esserlo solo un’opera della maturità di uno scrittore che ci ha donato pagine di straordinaria bellezza. Un’analisi realistica delle vicende, dei pensieri e dell’animo umano. Due frasi, tratte dall’opera, per definire ciò che le mie parole possono solo tratteggiare.

Durante l’inchiesta poliziesca sull’omicidio di un avvocato, viene portato in Questura un sospettato: “Richiuse cautamente la porta, nel cui spiraglio erano affluiti frenetici e avidi gli sguardi dei cronisti, aggrumati nel corridoio. Tra loro, rampante e schiumante come un purosangue capitato in una stalla di brocchi, era il Grande Giornalista. Dai suoi articoli, cui settimanalmente i moralisti di nessuna morale si abbeveravano, gli era venuta fama di duro, di implacabile; fama che molto serviva ad alzarne il prezzo, per chi si trovava nella necessità di comprare disattenzioni e silenzi.”

Ma il protagonista senza volto dell’opera è il Vice, poliziotto integro e dal gran fiuto, ossessionato dall’opera di Durer, “Il cavaliere, la morte e il diavolo” (in foto). Descrivendola arriva alla figura del Diavolo, appunto: “In quanto al diavolo, stanco anche lui, era troppo orribilmente diavolo per essere credibile. Gagliardo alibi, nella vita degli uomini, tanto che si stava in quel momento tentando di fargli riprendere il vigore perduto: teologiche terapie d’urto, rianimazioni filosofiche, pratiche parapsicologiche e metapsichiche. Ma il Diavolo era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui.”

Insomma un libro, questo di Leonardo Siascia, che merita di essere letto, magari più volte, per poterne cogliere le mille sfumature racchiuse, magicamente, nella parola scritta. Un modo di comunicare asciutto e potente.

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