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Ipnosi: di cosa stiamo parlando?

Ognuno di noi entra più volte al giorno in uno stato di trance, ossia in uno stato alterato di coscienza (alcuni studi scientifici parlano di intervalli di tempo anche inferiori ai 90 minuti) e, pur senza rendercene conto, la nostra mente conduce il corpo a compiere gesti automatici e ripetitivi al di sotto della soglia percettiva della coscienza. Guidare, camminare, compiere gesti usuali e quotidiani sono esperienze che vengono condotte spesso al di là della nostra consapevolezza. Quando un pensiero occupa la nostra mente, infatti, non rimaniamo in stato vegetativo senza fare nulla ma continuiamo a fare cose, muoverci nello spazio, interagire con gli altri. Ce ne rendiamo conto quando, riacquistate le redini della consapevolezza, ci domandiamo “avrò chiuso la porta di casa?”. La porta è stata chiusa da noi su comando dell’abitudine e della ripetitività.

Questa semplice “scoperta” ha spinto Milton Erikson, padre dell’ipnosi conversazionale e del dialogo strategico ad affermare che: l’ipnosi non esiste perché in realtà tutto è ipnosi.

E questa consapevolezza lo ha guidato durante tutta la vita professionale per cercare e applicare in maniera geniale l‘uso delle parole e della conversazione alla terapia ipnotica.
Senza spingere mai il “paziente” a perdere il contatto con la realtà ma piuttosto facendolo entrare in uno stato di fiducia e di empatia con l’ipnotista che, annullando il tradizionale ruolo di decisore di una strada da prendere, diventa una semplice guida sulla strada scelta proprio dal soggetto sotto effetto ipnotico.
Si tratta di trance leggera, vigile e così detta “naturalistica”, un metodo che trovo molto etico e molto poco invasivo per condurre la seduta ipnotica, davvero utile per aiutare la persona a superare, del tutto consapevolmente anche se non del tutto consciamente, propri blocchi e resistenze al cambiamento o al superamento di problematiche personali, relazionali e lavorative.

Diversa è la trance profonda. Durante la seduta ipnotica lo stato di coscienza viene alterato e portato a livelli più bassi di emissione di onde cerebrali associate ai momenti di meditazione, relax, fino al sonno REM, ossia il sonno con sogni e quindi alla fase in cui la mente produce molte immagini, emozioni e persino spunti creativi. Non a caso, molti scienziati hanno dichiarato, nella storia, di aver risolto problemi che li assillavano da tempo proprio grazie a sogni ricordati e annotati: Einstein addirittura “sognò” la formula della relativitàQuello stato della mente consente una rielaborazione non viziata dalla consapevolezza (e da tutte le trappole mentali spesso autocostruite che l’accompagnano) e dagli altri stimoli sensoriali e quindi risulta essere più pura ed efficace.
Appare chiaro, quindi, che la trance profonda deve essere condotta con grande attenzione e professionalità e solo da chi ha piena competenza di ciò che sta facendo e dell’obiettivo che, di comune accordo con il paziente, vuole o vorrebbe raggiungere.

Il pericolo? Come sempre: stupidità e malafede

E’ facile comprendere come l’ipnosi possa trasformarsi facilmente da valido ausilio per risolvere problemi, ad arma a doppio taglio.

Sebbene sia patrimonio della letteratura romanzesca, del cinema o dello spettacolo la situazione in cui il soggetto ipnotizzato fa cose che vanno al di là della propria volontà al punto da commettere, per esempio, un delitto sotto l’effetto della volontà di qualcun altro è pur vero che l’ipnosi può essere considerata una tecnologia di influenzamento molto efficace.
D’altra parte non è mai stato provato in maniera certa che atti criminali come rapine o truffe siano stati compiuti “per mezzo dell’ipnosi”. Episodi come rapine in banca in cui il cassiere consegna il denaro poiché ipnotizzato dal rapinatore e poi non ricorda materialmente il momento o l’atto della consegna sono probabilmente più da attribuirsi a distrazione, confusione o sovraccarico mentale indotti nel cassiere il quale, a posteriori e in perfetta buona fede attribuisce all’ipnosi un comportamento fortemente dissonante con la sua immagine di sé (M. Rampin, R. Caris – Fraudologia).
Allo stesso modo, però, l’ipnosi agisce sui centri dell’attenzione e utilizza tecniche di allentamento dell’autocontrollo attraverso canali verbali e non verbali, pertanto non va esclusa aprioristicamente come serio metodo manipolatorio, anche per commettere reati.

Proprio perché in grado di attuare tutto quanto suddetto è importante non considerare l’ipnosi come un gioco o un passatempo. Si entra, a maggiore o minore profondità in base all’abilità dell’ipnotista o alla reattività della persona sottoposta alla seduta ipnotica, nella mente del soggetto e quindi occorre che il professionista che utilizza questo strumento sia tale e quindi possegga piena competenza nel saper gestire tutte le fasi del processo ipnotico fino alla corretta uscita.
D’altra parte nessuno di noi si farebbe curare un dente o togliere l’appendice da un qualsiasi ciarlatano (ma nemmeno riparare la macchina), per quanto riguarda l’ipnosi (poiché non esistono particolari vincoli giuridici o deontologici ad operare in questo senso) occorre sia particolarmente alta l’attenzione di chi decide di sottoporsi a trattamenti ipnotici.
Un elemento di valutazione rapido della serietà della persona che vi propone l’ipnosi è l’insistenza con la quale vi chiede di sottoporvi a trattamenti estemporanei e non legati a una particolare vostra esigenza. Così, per provare: o vuole impressionarvi, o necessita di fare esperienza su cavie umane (voi) o è semplicemente un narcisista che cerca di gratificare soprattutto se stesso.
Un altro, e forse più importante, è di diffidare da coloro che dopo aver appreso i rudimenti dell’ipnosi pronunciano la frase: “dai, ti ipnotizzo e vedrai che posso farti dimenticare il tuo nome quando ti svegli” (o qualsiasi altra fesseria da avanspettacolo).
Sappiate che, ammesso che riesca a farlo, sta pasticciando con la vostra mente e con comandi di induzione ipnotica da cui non è affatto detto che sappia, poi, liberarvi.
La vostra mente è un congegno troppo importante per lasciare che vi mettano mano i dilettanti.

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