La seconda parte del precedente articolo “Illusionismo, Mentalismo e Problem Solving” è dedicata a qualche esempio di pensiero laterale e di problem solving illusionistico: ovvero alla capacità di pensare contemporaneamente a due distinte realtà, quella dello spettatore e quella dell’osservatore.
Ma questa, come vedremo, non è una competenza esclusiva di illusionisti e mentalisti. 
Gli scrittori di romanzi gialli e gli enigmisti, per esempio, devono costruire la propria storia partendo dalla soluzione dell’enigma, narrare i presupposti, disseminare la storia di elementi sufficienti a fornire una traccia al lettore senza svelare troppo (si perderebbe il gusto della lettura) ma senza rendere del tutto impossibile l’intuizione di una o più soluzioni (sarebbe frustrante). Una sottile sfida basata proprio sulla doppia lettura della realtà.
Ma è senz’altro la guerra il campo dove abbondano gli esempi storici di applicazioni sofisticate di queste metodologie di pensiero: nascondere ammassamenti di soldati, manovre militari, strategie di attacco e di difesa è un compito apparentemente impossibile. Per realizzare questa “magia” l’unico modo è mostrare la realtà in modo che l’avversario la percepisca in modo erroneo (e ciò implica la capacità di rappresentarsi mentalmente significati alternativi per la medesima realtà).  Vediamo allora qualche esempio:

Pensiero laterale nel 1334

Quando Margareta Maultasch, duchessa del Tirolo, fece accerchiare nel 1334 il castello di Hochosterwitz, in Carinzia, sapeva benissimo che la fortezza era inespugnabile ad un attacco diretto e avrebbe ceduto soltanto dopo un lungo assedio. Giunse il giorno in cui la situazione dei difensori si fece critica: tutto ciò che restava delle loro provviste era un bue e due sacchi d’orzo. Ugualmente pressante la situazione dell’esercito di Margareta: sembrava che l’assedio non dovesse finire mai e le sue truppe, di cui aveva urgente bisogno per impiegarle altrove, cominciavano ad essere indisciplinate. A questo punto il comandante del castello decise un’azione disperata che ai suoi uomini deve essere sembrata un gesto di pura follia: fece macellare l’ultimo bue, con l’orzo che restava gli fece riempire la cavità addominale, e ordinò che la carcassa venisse gettata lungo i ripidi pendii della rupe in un prato antistante al campo nemico. Margareta interpretando questo gesto come un chiaro segnale della capacità del castello di sostenere la pressione del suo esercito ancora per lungo tempo, tolse l’assedio.

Lo sbarco in Normandia – 1944

Come è noto, il successo dello sbarco in Normandia fu determinato principalmente dall’effetto sorpresa. Ma come nascondere al nemico imponenti forze navali che si avvicinano alla costa? Costringendolo a guardare altrove. Il semplice utilizzo di un diversivo non era sufficiente però in questo caso. La soluzione geniale fu quella di costruire il diversivo di un diversivo. Si pianificò un attacco in Normandia non preoccupandosi troppo degli aspetti della segretezza e, contemporaneamente, se ne preparò uno coperto, apparentemente, da una coltre di segretezza più solida per uno sbarco al Pas de Calais (peraltro la soluzione più efficace sul piano tattico).
Si fecero poi abilmente filtrare dettagli dell’attacco al Pas de Calais attraverso l’opera di informatori apparentemente credibili per i tedeschi, tanto da far credere che l’attacco in Normandia sarebbe stato il diversivo del vero attacco che si sarebbe scatenato più a nord. Questo spinse i difensori a concentrare le proprie forze in quella zona e a considerare la Normandia come un attacco da non prendere in seria considerazione.

La suicida di Milton Erickson

Per finire, un esempio tratto dalla psicoterapia di Milton Erickson. Questi ricevette una paziente decisa a togliersi la vita: apparentemente ne aveva tutte le ragioni in quanto non trovava alcuno scopo per vivere. Invece di contrastare questa decisione, Erickson accettò l’idea e invitò la paziente a fissare una data precisa per il suicidio. Ma le suggerì anche, nel frattempo, di dare fondo ai propri risparmi e di spassarsela come se le fosse rimasto, appunto, poco tempo per vivere. Proprio godendosi la vita in quel periodo, la paziente scoprì nuovi stimoli e motivi per recedere, volontariamente, dal proprio proposito.

Se ti interessa questo argomento guarda la scheda del Corso: Risolvere Problemi con il Pensiero Illusionistico e il Mentalismo.

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