ikigaiQual è la ragione per cui ci alziamo la mattina? Qual è il significato della nostra vita? Domande solo apparentemente distanti dalla nostra vita professionale ma in realtà decisive per un pieno equilibrio della nostra mente e del nostro corpo. Almeno così la pensano da millenni i giapponesi che hanno sintetizzato nel termine Ikigai proprio il “significato della vita” o “ciò per cui vale la pena vivere“, una ricerca molto importante e impegnativa dentro se stessi che porta alla soddisfazione e alla piena consapevolezza del senso della vita.
Per tradurre in termini meno astratti il concetto di fondo, si tratta di lavorare su se stessi per conoscere il proprio obiettivo di vita e di auto-realizzazione e questo, naturalmente, ha un impatto sulla nostra professione. Il concetto che questa consapevolezza sia mentale e personale la rende di fatto indipendente dalla nostra attuale condizione sociale o economica, dalla posizione lavorativa che ricopriamo o dalle aspettative degli altri: si tratta infatti di avere un obiettivo in testa e di trovare un fine per la propria vita

Chiedo sempre alle persone che incontro in aula per la formazione quale sia il loro “vero lavoro” ovvero quale sia il senso profondo e il fine ultimo del compito che svolgono all’interno della logica più ampia della missione dell’azienda per la quale lavorano. Non sempre questa consapevolezza è presente.
Li spingo allora, a livello di meta-pensiero, a individuare il “valore” e l’utilità superiore di quello che fanno e della loro professione: separando, infatti, il pensiero che sta sopra (o dietro) l’azione dall’azione stessa si è costretti a ragionare sul senso di ciò che si fa, sul perché si passano due terzi abbondanti della propria vita sul posto di lavoro e che cosa restituisce il lavoro stesso alla nostra vita (al di là degli aspetti economici).
Perché lo faccio prima di ogni corso? Perché solo se si comprende profondamente che il lavoro che si svolge è la molla quotidiana per il miglioramento continuo (che potrebbe essere uno dei fini della vita per qualcuno), allora si può modificare il proprio set mentale e accedere al cambiamento.

Ma qual è la strada per trovare il proprio Ikigai? Porsi le domande giuste e gradatamente ridurre le risposte a concetti semplici (meglio sarebbe a una sola parola chiave),oppure incrociare le proprie competenze e le proprie qualità (dopo averle individuate) con ciò che ci sta intorno a livello privato o lavorativo possono essere due strade percorribili. Nell’immagine di copertina ho riportato uno schema classico della mappa da percorrere nella ricerca.
Si tratta dunque di rispondere (concettualizzando) a quattro domande chiave: Cosa amo? Di cosa ha bisogno il mondo? In cosa sono bravo? Per cosa posso essere pagato? L’incrocio di queste aree crea altre quattro aree da esplorare che sono quelle della Missione, della Passione, della Professione e della Vocazione. Incasellando in queste otto aree le nostre qualità, aspirazioni e azioni possiamo cominciare a fare chiarezza e percorrere la strada.

Smarrire il senso della vita (o non averlo presente) rende sterile lo sforzo quotidiano oppure rende impossibile la valutazione circa lo sforzo compiuto e la coerenza con il nostro obiettivo finale di vita. Migliorare ogni giorno? Essere un buon genitore? Essere punto di riferimento per gli altri? Fare soldi? Ciascuno è libero nella definizione del proprio Ikigai ma nessuno è esentato dall’affrontarne la ricerca.

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