La nave dell'ong SOS Mediterranée. Credit: LOUISA GOULIAMAKI
La nave dell’ong SOS Mediterranée. Credit: LOUISA GOULIAMAKI

Come cambiare un sistema consolidato costruito dalle forze politiche dell’ultimo decennio con un’unica mossa? Chiudendo i porti.
Premetto che non mi interessa il giudizio politico e nemmeno umanitario (in questo caso) ma l’analisi di una situazione di forte attualità dietro la quale non posso che rilevare l’applicazione di un’abile strategia del cambiamento.

Analizziamo la situazione: il sistema consolidato (nella logica dei governi precedenti) prevedeva in Europa l’assioma “accoglienza” dei migranti contro “flessibilità” dei nostri conti. Le forze politiche attualmente al Governo del Paese hanno promesso in campagna elettorale un cambiamento che, tra le altre cose, prevede una stretta sulla questione immigrazione.

Il problema? Andare in Europa a “ricontrattare” l’accoglienza rischiando però di perdere la flessibilità e senz’altro in tempi molto lunghi (non graditi all’elettorato). Come non farlo ottenendo il risultato desiderato (e promesso) alla svelta e riducendo al minimo il rischio di irrigidimenti economici? Creando un finto “incidente diplomatico” tra Malta e Italia e coinvolgendo gli altri attori (Europa e Libia, ONG e Spagna) nella partita.

Incidente finto perché, in realtà, i due presunti contendenti hanno lo stesso interesse, che è la riduzione degli sbarchi. L’Europa, trascinata nella partita, non può opporsi in alcun modo a questo obiettivo in quanto altre nazioni come Germania (“pagando” la chiusura della rotta balcanica), Austria e Francia (si ricordino Ventimiglia e Bardonecchia) hanno già fatto scelte simili in passato, quindi diventerebbe complesso convincere che Malta e Italia non possano godere degli stessi diritti. E forse le offrono un pretesto per intervenire economicamente nel problema, risolvendo, in parte, molte tensioni tra gli stati membri.

La Libia, infatti, sebbene con obiettivi diversi, punta alla stessa soluzione: ovvero costringere l’Europa a “retribuire” il controllo dei flussi migratori (come già accaduto con la Turchia). Ecco un altro attore, quindi, che dal presunto incidente ha solo da guadagnare. Ong e il nuovo Governo Socialista spagnolo (che non a caso ha aperto immediatamente i porti all’accoglienza), lavorando come principio sul “ceo capitalism” hanno a propria volta da guadagnare dalla mossa dell’Italia.

Quale incidente, allora, se tutti i protagonisti guadagnano dalla situazione?
Applicando la teoria dei giochi la vicenda appare come un classico esempio di gioco a somma zero (o transazione distribuita) particolarmente favorevole all’Italia in quanto ha fatto la prima mossa (come nel celebre dilemma del prigioniero). Ma più di questo, come ho detto, mi pare interessante l’applicazione della teoria del cambiamento a questa vicenda: se la situazione attuale che prevede, appunto, accoglienza contro flessibilità non viene cambiata tramite una mossa esterna alla classe di problema attuale (cambiamento2 per stare con Watzlawick), si rimane necessariamente in uno stato di “invarianza” generato dal tentativo di applicazione di una soluzione disfunzionale al cambiamento desiderato (contrattare ancora la flessibilità riducendo l’accoglienza) con poche speranze di successo.

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